Nel panorama normativo italiano, c'è una costante che meriterebbe sicuramente un'attenzione particolare nei manuali di gestione del rischio: la pubblicazione di documenti chiave a ridosso della fine dell'anno. Mentre molte organizzazioni stanno già archiviando il 2025, tra ferie, chiusure e attività ridotte, l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha pubblicato una determinazione NIS2 di grande rilevanza.
Si tratta delle "Linee guida NIS – Specifiche di base sulla definizione del processo di gestione degli incidenti di sicurezza informatica", datate 31 dicembre 2025. Una tempistica che strappa più di un sorriso amaro, ma che non deve distrarre dal punto centrale: il contenuto è rilevante e destinato a pesare molto, soprattutto per i soggetti NIS essenziali e importanti.
Questo documento rappresenta un passo ulteriore nel percorso di attuazione della NIS2 da parte dell'ACN, che chiarisce in modo strutturato come deve essere progettato, implementato e mantenuto il processo di Incident Response.
Il modello proposto non si limita più a indicazioni generiche o buone pratiche lasciate alla sensibilità del singolo CISO. Esso è esplicito, coerente con il decreto NIS e con le determinazioni sugli obblighi di base, e definisce un ciclo di gestione completo, articolato in cinque fasi: preparazione, rilevamento, risposta, ripristino, e miglioramento.
La gestione degli incidenti non è quindi un'attività reattiva, ma una capacità organizzativa strutturale che deve essere governata, documentata e verificabile. La prima fase, la preparazione, è anche quella più sottovalutata nella pratica quotidiana, ed è esattamente qui che l'ACN insiste maggiormente.
Politiche di sicurezza, piano di gestione degli incidenti, ruoli e responsabilità, matrici RACI, inventari, misure tecniche e organizzative: tutto deve essere formalizzato e approvato dagli organi di vertice. Non basta "saper gestire un incidente", serve poter dimostrare di avere un modello organizzativo coerente, aggiornato e allineato alle specifiche di base NIS.
Il documento offre chiarimenti su un punto spesso frainteso: evento, incidente e incidente significativo non sono sinonimi. Vengono affrontate le logiche di detection, il ruolo degli strumenti di monitoraggio e la necessità di un approccio strutturato, che eviti sia il rumore eccessivo sia la cecità operativa.
Analisi Tecnica Approfondita
Nel testo si fa riferimento alla necessità di un approccio strutturato per il rilevamento e la risposta agli incidenti di sicurezza informatica, evitando sia il rumore eccessivo che la cecità operativa. Uno degli aspetti fondamentali di questo approccio è rappresentato dalla security information and event management (SIEM), una tecnologia che consente la raccolta, l'analisi e la correlazione in tempo reale dei dati di sicurezza provenienti da diversi dispositivi e applicazioni presenti all'interno dell'infrastruttura IT.
La SIEM funziona attraverso due processi principali: l'aggregazione e la correlazione. L'aggregazione consiste nella raccolta di log e dati di sicurezza da diverse fonti, quali firewall, sistemi IDS/IPS, server, applicazioni web, endpoint e molto altro ancora. Questa operazione permette di avere una visione d'insieme delle attività che si svolgono all'interno della rete aziendale e di riunire in un unico punto tutti i dati relativi alla sicurezza, facilitandone l'analisi.
La correlazione rappresenta il secondo processo fondamentale della SIEM. Essa consiste nell'individuare relazioni e pattern tra gli eventi registrati dai log, al fine di identificare attività sospette o non autorizzate che potrebbero indicare la presenza di una minaccia o di un incidente in corso. La correlazione può essere eseguita utilizzando regole predefinite oppure tramite l'utilizzo di algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale, che permettono di automatizzare il processo di rilevamento delle anomalie.
Uno dei vantaggi principali della SIEM risiede nella sua capacità di ridurre il rumore eccessivo (noise) generato dai log, consentendo agli analisti di sicurezza di concentrarsi solo sugli eventi realmente rilevanti. Ciò è possibile grazie alla definizione di regole di correlazione che permettono di filtrare gli eventi in base a specifiche condizioni o pattern, riducendo drasticamente il numero di allarmi da analizzare.
Al contempo, la SIEM aiuta ad evitare la cecità operativa (blind spot) grazie alla sua capacità di rilevare attività sospette che potrebbero sfuggire al normale monitoraggio manuale. Gli algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale utilizzati nella correlazione possono infatti identificare pattern e anomalie che potrebbero essere altrimenti difficili da rilevare, permettendo all'organizzazione di intervenire prontamente in caso di incidente.
Per garantire il massimo livello di efficacia, la SIEM dovrebbe essere configurata e gestita correttamente, tenendo conto delle specifiche esigenze dell'organizzazione e del suo contesto di rischio. Ciò include l'identificazione delle fonti di log più rilevanti, la definizione delle regole di correlazione adeguate e la configurazione degli allarmi in modo che siano pertinenti e facilmente interpretabili dagli analisti.
Inoltre, è importante garantire che la SIEM sia integrata con il resto delle soluzioni di sicurezza presenti nell'infrastruttura IT, al fine di consentire una risposta coordinata ed efficace agli incidenti. Questo include l'integrazione con i sistemi di gestione degli incidenti (IM), che permettono di automatizzare e orchestrare le procedure di risposta, riducendo il tempo di risoluzione degli incidenti e minimizzando l'impatto sul business.
Infine, è fondamentale garantire la conformità alle normative vigenti in materia di sicurezza informatica, come ad esempio il GDPR o il NIS2. La SIEM può rappresentare un valido strumento per dimostrare la compliance, grazie alla sua capacità di generare report e analisi dettagliate sulle attività di sicurezza registrate all'interno dell'infrastruttura IT.
la SIEM rappresenta un elemento chiave per l'implementazione di un approccio strutturato al rilevamento e alla risposta agli incidenti di sicurezza informatica. Grazie alla sua capacità di aggregare, correlare e analizzare i dati di sicurezza provenienti da diverse fonti, la SIEM permette di ridurre il rumore eccessivo, evitare la cecità operativa e garantire una risposta coordinata ed efficace agli incidenti, contribuendo in questo modo a migliorare significativamente la postura di sicurezza dell'organizzazione.
Scenario e Precedenti Storici
Nel panorama della cybersecurity italiana, è possibile identificare una costante che merita di essere approfondita nel contesto dei manuali di gestione del rischio: la tendenza a pubblicare documenti chiave alla fine dell'anno. Questa abitudine si rivela particolarmente interessante per il documento in questione, le Linee guida NIS – Specifiche di base sulla definizione del processo di gestione degli incidenti di sicurezza informatica, pubblicato dall'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) il 31 dicembre 2025.
Per comprendere appieno l'importanza delle Linee guida NIS, è necessario contestualizzarle all'interno della storia e dei precedenti normativi che hanno plasmato il panorama italiano in materia di cybersecurity. La direttiva NIS (Network and Information Security), recepita in Italia con il decreto legislativo 65/2018, ha introdotto per la prima volta un quadro organico per la gestione del rischio cyber a livello nazionale, imponendo agli operatori di servizi essenziali (OSE) e agli operatori di servizi digitali (ODI) l'adozione di misure di sicurezza appropriate.
Il 2019 ha segnato un ulteriore passo avanti con il Regolamento europeo NIS2, che ha ampliato il campo di applicazione della direttiva originale e introdotto requisiti più stringenti per le organizzazioni interessate. In particolare, l'articolo 16 del regolamento NIS2 stabilisce la necessità per gli Stati membri di definire gli obblighi minimi in materia di gestione degli incidenti di sicurezza informatica.
In questo contesto, le Linee guida NIS pubblicate dall'ACN il 31 dicembre 2025 rappresentano un ulteriore passo avanti nell'attuazione della normativa europea e nazionale. Il documento si inserisce infatti in una serie di determinazioni adottate dall'ACN per chiarire gli obblighi di base imposti dalla NIS2, con l'obiettivo di assistere le organizzazioni nella progettazione, nell'implementazione e nel mantenimento dei processi di gestione degli incidenti.
Le Linee guida NIS segnano una svolta rispetto alle precedenti indicazioni fornite dall'ACN, che si limitavano a offrire raccomandazioni generiche o buone pratiche lasciate alla discrezione del CISO (Chief Information Security Officer). Il modello proposto dalle Linee guida è esplicito e coerente con il decreto NIS2, nonché con le determinazioni sugli obblighi di base, e definisce un ciclo completo di gestione degli incidenti articolato in cinque fasi: preparazione, rilevamento, risposta, ripristino e miglioramento.
le Linee guida NIS pubblicate dall'ACN il 31 dicembre 2025 rappresentano un importante tassello nell'evoluzione normativa italiana in materia di cybersecurity. Il documento si inserisce in una storia di progressivi aggiustamenti e chiarimenti che hanno accompagnato la direttiva NIS e il regolamento NIS2, con l'obiettivo di garantire un livello adeguato di sicurezza alle organizzazioni interessate e alla società nel suo complesso.
Strategie di Difesa e Mitigazione
GUIDA DIFENSIVA: Cinque Passi per Prepararsi alle Linee Guida NIS sull'Incident Response
La pubblicazione delle Linee guida NIS – Specifiche di base sulla definizione del processo di gestione degli incidenti di sicurezza informatica da parte dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) rappresenta un passo fondamentale nel rafforzamento della cybersecurity nazionale, con particolare riferimento ai soggetti NIS essenziali e importanti.
Con questo documento, ACN chiarisce come debba essere progettato, implementato e mantenuto il processo di Incident Response, indicando un ciclo di gestione completo articolato in cinque fasi: preparazione, rilevamento, risposta, ripristino e miglioramento. In particolare, la prima fase – preparazione – è spesso sottovalutata ma riveste un ruolo cruciale nella difesa contro gli incidenti di sicurezza informatica.
Per aiutare le organizzazioni ad adeguarsi alle nuove linee guida, abbiamo creato una guida pratica in cinque passi che illustra come prepararsi al meglio alla gestione degli incidenti di sicurezza.
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Passo 1: Formalizzare le Politiche di Sicurezza e il Piano di Gestione degli Incidenti
Le politiche di sicurezza e il piano di gestione degli incidenti devono essere formalmente documentati, approvati dagli organi di vertice e aggiornati regolarmente. Queste policy dovranno includere:
- Descrizione delle minacce e dei rischi associati;
- Obiettivi di sicurezza e misure per il loro raggiungimento;
- Ruoli, responsabilità e autorizzazioni all'interno dell'organizzazione (matrici RACI);
- Procedure per la rilevazione e la risposta agli incidenti.
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Passo 2: Identificare i Ruoli e le Responsabilità
È fondamentale definire chiaramente i ruoli e le responsabilità di ogni membro dell'organizzazione in materia di sicurezza informatica. Questo include:
- Il Chief Information Security Officer (CISO) o il Responsabile della Sicurezza Informatica, che coordina le attività di security e reporting;
- L'Incident Response Team, composto da membri con competenze specifiche in materia di gestione degli incidenti;
- Il Management o Steering Committee, che supervisiona le attività di security e approva le politiche.
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Passo 3: Implementare Misure Tecniche ed Organizzative
Le organizzazioni devono implementare misure tecniche ed organizzative per supportare il processo di gestione degli incidenti, tra cui:
- Sistemi di monitoraggio e rilevazione delle minacce;
- Strumenti di analisi e correlazione degli eventi (SIEM);
- S soluzioni di backup e disaster recovery.
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Passo 4: Garantire la Formazione e la Consapevolezza del Personale
Il personale deve essere adeguatamente formato e sensibilizzato sui temi della sicurezza informatica, compresi i processi di rilevamento e risposta agli incidenti. Questo include:
- Formazione periodica sulle minacce e i rischi associati;
- Simulazioni di incidenti per testare la preparazione dell'organizzazione.
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Passo 5: Verificare e Validare il Modello Organizzativo
Le organizzazioni devono verificare e validare regolarmente il proprio modello organizzativo per garantire che sia aggiornato, coerente e allineato alle specifiche di base NIS. Ciò include:
- Esercitazioni e simulazioni di incidenti;
- Audit interni ed esterni.
le nuove linee guida ACN sull'Incident Response costituiscono un'opportunità per rafforzare la cybersecurity all'interno delle organizzazioni. Prepararsi alla gestione degli incidenti richiede una pianificazione e un impegno proattivi, ma seguendo i cinque passi sopra elencati, le organizzazioni possono adempiere ai propri obblighi normativi e, al contempo, migliorare il proprio livello di sicurezza informatica.
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