Dal PSNC alla NIS 2: un cambio di paradigma per la cybersecurity italiana
Per chi opera nel settore della cybersecurity in Italia, il passaggio dal Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica (PSNC) alla NIS 2 rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma. Se il PSNC forniva un "manuale di istruzioni" dettagliato con codici e nomenclature univoche per ogni tipologia di risorsa, la NIS 2 sembra offrire una tela bianca, lasciando libertà di azione ma anche responsabilità.
La sfida della catalogazione degli asset
Prima di chiedersi "come" catalogare, è fondamentale comprendere "cosa" catalogare. La Direttiva NIS 2 impone ai soggetti obbligati di avere una visibilità totale sulla propria superficie di attacco. Gli inventari richiesti devono coprire:
- Hardware: Non solo asset IT come server e workstation, ma anche dispositivi OT come PLC, sensori e sistemi di controllo industriale.
- Software: Un censimento granulare degli applicativi, delle versioni e delle librerie, fondamentale per la gestione delle vulnerabilità.
- Servizi di rete e cloud: Tutto ciò che è esternalizzato ma critico per l'operatività (SaaS, PaaS, IaaS).
- Supply Chain: Mappatura delle dipendenze dai fornitori terzi.
Senza una struttura solida, questi inventari rischiano di diventare silos di dati inutilizzabili.
La mancanza di una nomenclatura unica
Nel PSNC esiste l'Allegato 1, che contiene una tassonomia rigida e codificata per la creazione di un linguaggio comune tra aziende e ACN. Nella NIS 2, invece, una nomenclatura unica ed universale per categorizzare sistemi informativi, sistemi di rete e asset non esiste. Questo porta a disallineamenti tra le aziende e l'ACN, soprattutto nell'ottica di creare un ecosistema comune con la "community" NCC-IT.
Framework per costruire inventari
In mancanza di una tabella unica nel decreto, l'ACN ha indicato sul proprio sito una serie di framework per costruire questi inventari:
- CIS Controls v8.0 (2.1): Il "gold standard" per l'inventario software.
- NIST SP 800-53 (CM-08): Focalizzato sulla gestione della configurazione dei sistemi informativi.
- NIST SP 800-221A: Il punto di riferimento per la gestione della convergenza IT/OT.
- Cloud CCMv4.0 (UEM/DCS): Valido per catalogare device mobili e in cloud.
- CRI Profile v2.0 & FNCDP v2.0: Aiutano a pesare l'importanza degli asset per criticità di business.
- GDPR (Art. 5, 17, 32): Inserisce nell'inventario la dimensione della protezione del dato.
L'importanza di un inventario strutturato
Immaginiamo uno scenario di crisi: un attacco ransomware colpisce la tua azienda e l'ACN deve intervenire. Se l'inventario è basato su una tassonomia ben definita, non si perderanno ore preziose a spiegare "cosa fa quel server". Un inventario strutturato permette di:
- Analizzare i movimenti laterali e generare grafici leggibili che mostrano i percorsi che un attaccante potrebbe seguire.
- Visualizzare dinamicamente la rete, trasformando un Excel statico in una mappa interattiva.
- Automatizzare la risposta in caso di incidente, isolando automaticamente tutti gli asset che condividono la stessa "tag" tassonomica.
La tassonomia come sistema nervoso della resilienza
La mancanza di una tassonomia unica per la NIS 2 non deve essere letta come un invito alla creatività, ma come una chiamata alla responsabilità. Non stiamo solo riempiendo delle celle su Excel per compiacere un auditor. Stiamo costruendo la "mappa del tesoro" della nostra infrastruttura. In un mondo dove gli attacchi si muovono alla velocità della luce, avere una mappa precisa, leggibile e standardizzata è l'unica differenza tra una gestione controllata di un incidente e un disastro operativo.
La tassonomia non è un vincolo burocratico: è il sistema nervoso della propria resilienza.
normativo e sfide operative
Il passaggio dalla struttura rigida del PSNC alla flessibilità della NIS 2 riflette una tendenza più ampia nel panorama normativo internazionale. Mentre il PSNC era pensato per un contesto nazionale specifico, la NIS 2 aspira a creare un framework armonizzato a livello europeo. Questa transizione comporta sia vantaggi che sfide: da un lato, permette alle organizzazioni di adattare i propri modelli di sicurezza alle specificità del settore; dall'altro, richiede un impegno significativo nella progettazione di tassonomie interne coerenti e sostenibili nel tempo.
L'importanza della standardizzazione nella gestione degli incidenti
Un aspetto cruciale spesso sottovalutato è l'impatto che una tassonomia ben strutturata ha sulla gestione degli incidenti. Durante un attacco, ogni minuto conta e la capacità di identificare rapidamente gli asset compromessi può fare la differenza tra un contenimento efficace e un'escalation del danno. Una tassonomia standardizzata permette:
- La generazione automatica di report per le autorità di controllo
- L'integrazione con sistemi di SIEM per un'analisi in tempo reale
- La creazione di playbook di risposta predefiniti per scenari comuni
Approcci pratici per la creazione di tassonomie efficaci
In assenza di una nomenclatura unica, le organizzazioni possono adottare diversi approcci per sviluppare tassonomie interne:
1. Mappatura dei framework esistenti
Molti framework di sicurezza e gestione del rischio offrono già strutture tassonomiche che possono essere adattate. Ad esempio:
- Il NIST Cybersecurity Framework (CSF) fornisce un linguaggio comune per descrivere attività di sicurezza
- Il COBIT framework offre una struttura per allineare la governance IT con gli obiettivi aziendali
- Lo Standard ISO/IEC 27001 include una classificazione degli asset informativi
2. Sviluppo di tassonomie ibride
Le organizzazioni possono combinare elementi di diversi framework per creare una tassonomia su misura. Questo approccio permette di:
- Mantenere la flessibilità necessaria per adattarsi a diverse infrastrutture
- Integrare le specificità settoriali
- Allinearsi con le aspettative degli stakeholder interni ed esterni
3. Implementazione di strumenti di gestione delle tassonomie
Per mantenere e aggiornare le tassonomie nel tempo, è fondamentale utilizzare strumenti adeguati:
- Sistemi di gestione degli asset IT con funzionalità tassonomiche avanzate
- Piattaforme di governance dei dati che permettono di definire e applicare classificazioni
- Strumenti di business intelligence per l'analisi e la visualizzazione dei dati categorizzati
Best practice per l'implementazione
Per garantire l'efficacia della tassonomia nel tempo, è importante seguire queste best practice:
- Coinvolgere tutti i dipartimenti rilevanti nel processo di progettazione
- Definire chiari criteri di classificazione e aggiornamento
- Implementare un sistema di controllo qualità per la categorizzazione
- Documentare chiaramente la struttura tassonomica e i suoi criteri
- Pianificare periodiche revisioni e aggiornamenti
Considerazioni finali
La sfida posta dalla NIS 2 non è solo tecnica, ma anche culturale. Richiede un cambiamento di mentalità che veda nella tassonomia non un obbligo normativo, ma un elemento chiave della strategia di sicurezza complessiva. Le organizzazioni che riusciranno a trasformare questa sfida in opportunità saranno quelle meglio posizionate per affrontare le future evoluzioni del panorama della cyber security.
La tassonomia ben progettata diventa così un investimento strategico: un asset intangibile che può migliorare l'efficienza operativa, ridurre i rischi e aumentare la resilienza dell'organizzazione nel suo complesso.
Nota Editoriale e Disclaimer
Le guide e i contenuti pubblicati su GoYou sono frutto di attività di ricerca e analisi indipendente, a scopo informativo, educativo e di approfondimento.
GoYou non costituisce una testata giornalistica né un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62/2001 e non svolge attività di informazione in tempo reale.
Il progetto GoYou non fornisce consulenza professionale, tecnica, legale o finanziaria e declina ogni responsabilità per l’uso improprio delle informazioni pubblicate.
Nel settore Crypto, ogni investimento comporta rischi: si invita il lettore a informarsi sempre in modo autonomo prima di assumere qualsiasi decisione.