Risposta Rapida
Un attacco autonomo esposto da un errore di configurazione
Un attore della minaccia di lingua cinese ha utilizzato il modello AI DeepSeek e l'agente open-source Hermes per condurre attacchi autonomi contro server esposti. La campagna, scoperta dai ricercatori di Palo Alto Networks' Unit 42, è stata resa visibile da un errore di configurazione dell'agente Hermes che ha creato un server web dalla sua directory home, esponendo l'intero ambiente dell'attaccante.
L'infrastruttura esposta rivela dettagli compromettenti
L'esposizione ha permesso ai ricercatori di accedere a chiavi API, script di exploit, liste di obiettivi, cronologia dei shell e registri degli attacchi AI. Unit 42 ha attribuito l'attività a un attore basato in Cina che opera sotto gli alias "knaithe" e "KnYuan", autodefinendosi un "ricercatore di sicurezza binaria".
DeepSeek e Hermes: un framework per attacchi autonomi
Il modello DeepSeek è stato utilizzato come motore di ragionamento dietro Hermes Agent, un framework open-source in grado di interagire con terminali di sistema operativo, eseguire comandi e connettersi a Internet. Hermes supporta una modalità "YOLO" che consente all'agente di eseguire comandi, anche rischiosi, senza richiedere prima il permesso all'operatore.
L'attacco autonomo passo dopo passo
Unit 42 ha recuperato una sessione di maggio 2026 in cui l'operatore ha fornito solo un compito iniziale, dopo di che l'agente ha condotto l'attività rimanente in modo autonomo. L'agente ha prima preso di mira i server Langflow esposti a Internet vulnerabili a CVE-2026-33017, scaricando un proof-of-concept pubblico, identificando 84 istanze esposte tramite il motore di ricerca FOFA e scansionandole per configurazioni vulnerabili.
La ricerca autonoma di vulnerabilità
Dopo aver determinato che i target disponibili non potevano essere sfruttati, l'agente ha cercato altre potenziali vulnerabilità. DeepSeek ha analizzato più repository di exploit pubblici prima di selezionare la piattaforma di automazione n8n workflow come obiettivo, con oltre 647.000 istanze esposte identificate tramite FOFA. L'agente ha scaricato un exploit che ha incatenato CVE-2026-21858 e CVE-2025-68613, identificando i server che eseguono versioni vulnerabili e controllandoli per moduli di upload di file non autenticati richiesti per completare l'attacco.
L'importanza della campagna autonoma
Unit 42 sottolinea che la campagna è significativa perché l'agente ha condotto in modo indipendente ricerche su vulnerabilità, determinato quali target fossero le migliori opzioni, scaricato il codice di exploit e quindi tentato di sfruttare i target trovati. Questo processo, che normalmente richiederebbe molte ore, è stato eseguito in pochi minuti dall'agente autonomo.
Attacchi manuali paralleli
Mentre l'agente AI è stato utilizzato in modo estensivo, l'attore della minaccia ha anche condotto attacchi manuali contro più di 460 sistemi, sfruttando vulnerabilità che colpiscono Citrix NetScaler, Apache Tomcat, Marimo Notebook, Windows IKE VPN e altri prodotti. Unit 42 ha confermato tre compromissioni riuscite che hanno sfruttato la vulnerabilità Citrix NetScaler CVE-2026-3055, utilizzata per estrarre memoria e ricercare cookie di autenticazione che potrebbero essere utilizzati per hijacking delle sessioni.
Altri framework AI configurati ma poco utilizzati
L'attore aveva configurato altre piattaforme di codifica AI, tra cui Qwen, GLM, Kimi, MiniMax, Claude Code e OpenAI's Codex. Tuttavia, Unit 42 ha riscontrato che questi strumenti non sono stati utilizzati frequentemente durante la campagna.
Hermes utilizzato in precedenti attacchi
Questo incidente si aggiunge a un altro recente, in cui un'infrastruttura Hermes scarsamente protetta ha esposto dettagli su un presunto attacco informatico contro il Ministero delle Finanze della Thailandia. Hunt.io e il ricercatore Bob Diachenko hanno scoperto directory web aperte contenenti strumenti di exploit, web shell, credenziali, payload compilati e registri di attività Hermes.
L'automazione post-sfruttamento
I registri hanno mostrato Hermes in esecuzione in modalità "YOLO" non supervisionata per automatizzare l'attività post-sfruttamento, inclusa la ricerca di opportunità di escalation dei privilegi, l'enumerazione dei servizi, l'ispezione dei container, la traversa del filesystem e il catalogazione di documenti archiviati sui sistemi del Ministero delle Finanze. Tuttavia, questo incidente precedente non ha mostrato Hermes scegliere autonomamente il target o determinare come comprometterlo.
Le implicazioni per la sicurezza informatica
Queste campagne evidenziano l'evoluzione degli attacchi autonomi e la necessità per le organizzazioni di rafforzare le loro difese contro minacce avanzate che combinano IA e automatizzazione. Gli attacchi autonomi possono eseguire centinaia di ore di analisi di targeting manuale in pochi minuti, gestendo al contempo le proprie risorse di calcolo, rendendo difficile per le squadre di sicurezza rilevare e mitigare queste minacce.
Il contesto globale delle minacce autonome
Questa campagna non rappresenta un caso isolato, ma fa parte di una tendenza crescente nell'uso di strumenti di intelligenza artificiale per automatizzare attacchi informatici. Secondo i dati di Picus, solo il 14% degli attacchi riusciti viene rilevato dai sistemi di sicurezza attualmente in uso. Questo evidenzia una lacuna critica nelle capacità difensive delle organizzazioni di fronte a minacce sempre più sofisticate e autonome.
L'evoluzione degli attacchi automatizzati
L'uso di Hermes in questi attacchi rappresenta un passo significativo nell'evoluzione delle tecniche offensive automatizzate. Mentre in passato gli attacchi automatizzati erano limitati a compiti specifici come la scansione di reti o l'esecuzione di exploit predefiniti, l'integrazione di modelli di IA avanzati come DeepSeek consente ora agli agenti di condurre ricerche autonome su vulnerabilità, valutare i target e adattare le loro strategie in tempo reale. Questo livello di automazione e adattabilità rende le difese tradizionali sempre più inefficaci.
Le sfide per la sicurezza informatica
Una delle principali sfide per le squadre di sicurezza è la capacità degli agenti autonomi di gestire le proprie risorse di calcolo e di condurre analisi complesse in tempi estremamente brevi. Questo significa che gli attacchi possono essere lanciati e completati prima che i sistemi di rilevamento tradizionali possano reagire. Inoltre, l'uso di strumenti di AI open-source come Hermes e DeepSeek rende difficile tracciare l'origine degli attacchi e identificare i responsabili.
Le implicazioni per le organizzazioni
Per le organizzazioni, questo sviluppo sottolinea l'importanza di adottare un approccio proattivo alla sicurezza informatica. Questo include non solo il rafforzamento delle difese perimetrali, ma anche l'implementazione di soluzioni avanzate di rilevamento e risposta agli attacchi. Le tecniche di breach and attack simulation, ad esempio, possono aiutare a testare l'efficacia dei sistemi di sicurezza esistenti e a identificare potenziali lacune prima che possano essere sfruttate.
Il futuro degli attacchi autonomi
Mentre la tecnologia continua a evolversi, è probabile che gli attacchi autonomi diventino sempre più comuni e sofisticati. Questo solleva importanti questioni etiche e di sicurezza, tra cui la necessità di regolamentazione e di standardizzazione delle pratiche di sicurezza informatica. Inoltre, la comunità di sicurezza informatica dovrà collaborare per sviluppare nuove tecniche e strumenti in grado di contrastare efficacemente queste minacce emergenti.
Le lezioni apprese
La campagna di attacchi autonomi descritta da Unit 42 offre preziose lezioni per la comunità della sicurezza informatica. Innanzitutto, evidenzia la necessità di una maggiore vigilanza e di un monitoraggio costante delle infrastrutture IT. In secondo luogo, sottolinea l'importanza di mantenere aggiornati i sistemi e di applicare tempestivamente le patch di sicurezza per prevenire l'uso di vulnerabilità note. Infine, dimostra che l'automazione può essere un'arma a doppio taglio, con potenziali applicazioni sia offensive che difensive.
La necessità di una collaborazione globale
Affrontare la minaccia degli attacchi autonomi richiede una risposta coordinata a livello globale. Questo include la condivisione di informazioni tra le organizzazioni, la collaborazione tra i governi e il settore privato, e lo sviluppo di standard comuni per la sicurezza informatica. Solo attraverso un approccio collaborativo sarà possibile sviluppare soluzioni efficaci e proteggere le infrastrutture critiche da queste minacce emergenti.
L'emergere degli attacchi autonomi rappresenta una sfida significativa per la sicurezza informatica, ma anche un'opportunità per innovare e migliorare le difese esistenti. Mentre la tecnologia continua a evolversi, è essenziale che le organizzazioni adottino un approccio proattivo e collaborativo per affrontare queste minacce. Solo attraverso un impegno collettivo sarà possibile garantire la sicurezza delle infrastrutture digitali in un mondo sempre più interdipendente e connesso.
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