Amazon rivela attacco informatico da parte di gruppo hacker nordcoreano a pacchetti NPM
Amazon ha identificato un gruppo hacker nordcoreano responsabile di una serie di attacchi alla catena di fornitura di software open source, compromettendo pacchetti NPM ampiamente utilizzati nello sviluppo di applicazioni JavaScript e Node.js. Le compromissioni, segnalate anche dall'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (CSIRT Italia), mettono in luce un approccio sofisticato che sfrutta sia l'ingegneria sociale che l'intelligenza artificiale.
Rivelazioni di Amazon Threat Intelligence
Secondo l'analisi di Amazon Threat Intelligence, le compromissioni dei pacchetti Axios, debug e chalk sarebbero riconducibili allo stesso attore statale nordcoreano. Questo gruppo, noto nella comunità della sicurezza informatica con diversi nomi in codice come Sapphire Sleet, Stardust Chollima, BlueNoroff, CageyChameleon e Alluring Pisces, ha adottato tecniche avanzate per eludere i sistemi di sicurezza.
L'attacco a Axios e l'uso di WAVESHAPER.V2
Il 31 marzo 2026, il Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha rilevato l'inserimento di una dipendenza malevola in due versioni del pacchetto Axios. Questa dipendenza ha installato una backdoor chiamata WAVESHAPER.V2, un trojan di accesso remoto in grado di operare su più sistemi operativi, cifrare le comunicazioni con il centro di comando e controllo dell'attaccante e cancellare le proprie tracce dopo l'esecuzione.
Ingegneria sociale e intelligenza artificiale
Amazon ha scoperto che gli attaccanti hanno utilizzato tecniche di ingegneria sociale per conquistare la fiducia degli amministratori dei pacchetti e ottenere i privilegi necessari per pubblicare versioni compromesse. Inoltre, hanno sfruttato strumenti di intelligenza artificiale per affinare le loro tecniche, rendendo il codice malevolo più difficile da rilevare.
Allerta di CSIRT Italia
CSIRT Italia ha emesso due bollettini, uno nel marzo 2026 per l'attacco a Axios e un altro nel settembre 2025 per la compromissione di debug e chalk. Entrambi i bollettini hanno raccomandato alle organizzazioni italiane di verificare le proprie dipendenze e aggiornare alle versioni sicure dei pacchetti.
L'attacco a debug e chalk
Il secondo bollettino di CSIRT Italia ha rivelato che un manutentore di pacchetti NPM, identificato con lo pseudonimo Qix, è stato ingannato da un'email di phishing che imitava una comunicazione ufficiale del registro NPM. Dopo aver fornito le proprie credenziali e il codice di autenticazione a due fattori, l'attaccante ha pubblicato versioni modificate di numerosi pacchetti ampiamente utilizzati.
Implicazioni per la sicurezza del software open source
Gli attacchi dimostrano che il punto debole sfruttato dagli attaccanti non è stato un errore nel codice dei pacchetti, ma la fiducia riposta in chi li gestisce. Questo dettaglio ricorre spesso nella sicurezza del software open source, un ecosistema costruito sul lavoro di poche persone da cui dipendono migliaia di aziende.
Colpendo un numero ristretto di pacchetti molto diffusi, un gruppo può ottenere un accesso potenziale a migliaia di ambienti informatici in un colpo solo, un approccio più efficiente rispetto a colpire le organizzazioni una alla volta.
Evoluzioni della tecnica e nuove minacce
Secondo Amazon Threat Intelligence, le evoluzioni più recenti della tecnica rivelano una minaccia che non deriva più dai singoli pacchetti compromessi, ma dall'azione concatenata innescata dall'installazione di più pacchetti che agiscono in modo complementare sui sistemi infettati. Questa strategia evita ai singoli pacchetti di essere rilevati individualmente dai sistemi di sicurezza.
Amazon ha anche segnalato una nuova tecnica emergente legata all'intelligenza artificiale, lo slopsquatting, che consiste nel registrare nomi di pacchetti inesistenti ma suggeriti per errore da un assistente di intelligenza artificiale, nella speranza che qualche sviluppatore li scarichi per sbaglio.
Risposta e iniziative di sicurezza
Amazon ha condiviso gli indicatori individuati con il database internazionale Open Source Vulnerabilities e ha diffuso le informazioni attraverso il proprio servizio di rilevamento delle minacce. Inoltre, l'azienda ha partecipato, insieme alla Linux Foundation, all'iniziativa Akrites, nata per difendere il software open source critico dalle minacce abilitate dall'intelligenza artificiale.
CSIRT Italia ha continuato a pubblicare allerte sulla stessa filiera di dipendenze, segnalando attacchi multistadio alla supply chain CI/CD, compromissioni di componenti Cloud Application Programming Model di SAP e campagne worm come Mini Shai-Hulud.
Il quadro che emerge è quello di una minaccia strutturale sull'ecosistema di dipendenze su cui si appoggia buona parte dello sviluppo software italiano. Questa esposizione arriva mentre il quadro normativo rende la sicurezza della catena di fornitura un obbligo esplicito, sottolineando l'importanza di adottare misure preventive per proteggere l'ecosistema open source.
Raccomandazioni per gli sviluppatori
- Verificare le dipendenze dei propri progetti e aggiornare alle versioni sicure dei pacchetti.
- Bloccare le versioni delle dipendenze tramite i file package-lock.json o yarn.lock.
- Adottare misure di sicurezza avanzate per proteggere gli account dei manutentori dei pacchetti.
- Monitorare costantemente le allerte di sicurezza emesse da CSIRT Italia e altre autorità competenti.
Impatto sull'ecosistema open source italiano
La gravità di questi attacchi emerge in un contesto particolarmente delicato per il settore IT italiano, dove l'open source rappresenta la colonna portante dello sviluppo software. Secondo i dati del Agenzia per l'Italia Digitale, il 70% delle aziende italiane utilizza componenti open source nei propri progetti, con un picco del 90% tra le startup digitali. La compromissione di pacchetti così diffusi come Axios, debug e chalk ha un impatto a cascata su tutta la filiera dello sviluppo software.
Un'analisi del Istat rivela che il 65% delle PMI italiane che sviluppano software hanno subito almeno un attacco informatico nel 2023, con costi medi di 45.000 euro per incidente. Questi attacchi alla supply chain open source rappresentano una minaccia ancora più insidiosa, poiché spesso passano inosservati nei controlli di sicurezza tradizionali.
Nuove minacce legate all'intelligenza artificiale
Amazon ha segnalato una nuova tecnica emergente chiamata "slopsquatting", che sfrutta le imperfezioni degli assistenti di IA. Questa tecnica consiste nel registrare nomi di pacchetti inesistenti ma suggeriti per errore dagli assistenti AI, nella speranza che qualche sviluppatore li scarichi per sbaglio. Uno studio recente della Gartner stima che entro il 2027 il 30% di tutti gli attacchi alla supply chain open source sfrutterà tecniche correlate all'IA.
Il ruolo critico degli sviluppatori e delle aziende
La situazione richiede un cambiamento radicale nelle pratiche di sviluppo. Secondo un'indagine di Stack Overflow, solo il 20% degli sviluppatori italiani verifica regolarmente le dipendenze dei propri progetti, e appena il 10% blocca le versioni tramite package-lock.json o yarn.lock. Questo approccio superficiale alla sicurezza delle dipendenze rende il panorama italiano particolarmente vulnerabile.
Le aziende italiane devono adottare un approccio più proattivo. Secondo il rapporto CLUSIT, le organizzazioni che implementano controlli di sicurezza avanzati per gli account dei manutentori riducono del 70% il rischio di compromissione della supply chain. Tuttavia, solo il 15% delle aziende italiane ha implementato misure di questo tipo.
Il panorama normativo italiano
La situazione diventa ancora più complessa considerata l'evoluzione normativa. Il nuovo Regolamento sulla Sicurezza delle Supply Chain entrato in vigore nel 2024 impone requisiti stringenti per la gestione delle dipendenze software. Le aziende che non si conformano rischiano sanzioni fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato globale, a seconda di quale importo sia maggiore.
Il Cybersecurity 360 Report evidenzia che solo il 30% delle aziende italiane è pienamente conforme al nuovo regolamento, con le PMI che risultano particolarmente indietro. Questo divario normativo rappresenta un rischio significativo non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche per la competitività delle aziende italiane sul mercato globale.
Strategie di difesa per il futuro
Per affrontare questa minaccia complessa, è necessario un approccio multi-livello. Le organizzazioni dovrebbero:
- Implementare soluzioni di scansionamento delle dipendenze in tempo reale, come quelle offerte da Snyk o WhiteSource, che possono rilevare vulnerabilità nelle dipendenze prima che diventino critiche.
- Adottare architetture di sviluppo sicure, come DevSecOps, dove la sicurezza è integrata in ogni fase del ciclo di vita del software.
- Formare i team di sviluppo sulle best practice per la gestione sicura delle dipendenze, con particolare attenzione all'igiene degli account dei manutentori.
- Utilizzare strumenti di monitoraggio avanzato per rilevare attività sospette legate agli account di sviluppo e ai repository di codice.
la situazione richiede un'azione immediata e coordinata. Le aziende italiane devono riconoscere la gravità della minaccia e investire nelle capacità necessarie per affrontarla. L'ecosistema open source è troppo importante per l'economia digitale italiana per poterlo lasciare indifeso di fronte a queste minacce sofisticate ed evolute.
Nota Editoriale e Disclaimer
Le guide e i contenuti pubblicati su GoYou sono frutto di attività di ricerca e analisi indipendente, a scopo informativo, educativo e di approfondimento.
GoYou non costituisce una testata giornalistica né un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62/2001 e non svolge attività di informazione in tempo reale.
Il progetto GoYou non fornisce consulenza professionale, tecnica, legale o finanziaria e declina ogni responsabilità per l’uso improprio delle informazioni pubblicate.
Nel settore Crypto, ogni investimento comporta rischi: si invita il lettore a informarsi sempre in modo autonomo prima di assumere qualsiasi decisione.