La guerra Iran-Israele: un'analisi geopolitica con Shireen Tahmaseeb Hunter
Due mesi dopo l'attacco israeliano contro l'Iran, la tensione nella regione persiste, senza segnali di una soluzione diplomatica all'orizzonte. Per comprendere meglio le dinamiche in gioco, Responsible Statecraft ha intervistato la dottoressa Shireen Tahmaseeb Hunter, una delle voci più autorevoli negli affari iraniani e mediorientali. Ex diplomatica iraniana sotto lo scià, Hunter ha poi sviluppato una carriera accademica negli Stati Uniti, diventando un punto di riferimento nello studio delle relazioni internazionali dell'Iran.
L'Iran tra le grandi potenze: un ruolo di buffer?
La conversazione inizia con una domanda cruciale: l'Iran ha mai veramente superato il suo storico ruolo di "cuscino strategico" tra le grandi potenze? Hunter risponde con chiarezza: "Nessuna delle grandi potenze ha mai considerato l'Iran essenziale per i propri interessi. La Gran Bretagna non lo ha mai visto come degno di essere colonizzato, e neanche gli Stati Uniti lo hanno considerato un alleato indispensabile come la Turchia o l'Arabia Saudita."
Secondo Hunter, le grandi potenze hanno sempre cercato di mantenere l'Iran debole e dipendente. Anche durante il regime dello scià, gli Stati Uniti non hanno contribuito significativamente alla modernizzazione industriale del paese. "Ironicamente," aggiunge, "il primo altoforno d'acciaio in Iran è stato costruito dall'Unione Sovietica."
Questa situazione ha creato una diffidenza generale verso le grandi potenze nella politica iraniana, ma anche divisioni interne tra chi preferiva allearsi con la Russia e chi con l'Occidente. Nonostante le sue dichiarazioni, la Repubblica Islamica non ha rotto definitivamente con questo schema. "Ci sono ancora sostenitori della Russia in Iran e chi vorrebbe un rapporto più maturo con l'Occidente," afferma Hunter.
L'opportunità persa del dialogo moderato
Hunter critica sia gli eccessi della Repubblica Islamica che il rifiuto degli Stati Uniti di impegnarsi seriamente con i moderati iraniani. "Dopo la fine della guerra Iran-Iraq, gli Stati Uniti hanno rifiutato di trattare con moderati come Hashemi-Rafsanjani, che aveva offerto un contratto a una compagnia petrolifera americana, la Conoco."
Situazioni simili si sono ripetute con i presidenti Khatami e Rouhani. "Dopo l'11 settembre, l'Iran aveva offerto collaborazione agli Stati Uniti in Afghanistan, ma Washington ha risposto includendolo nell'Asse del Male," ricorda Hunter. "Nel 2003, l'Iran aveva inviato una lettera proponendo di discutere tutte le questioni tra i due paesi, inclusa quella del Hezbollah libanese. Anche queste aperture sono state respinte."
Secondo Hunter, se gli Stati Uniti avessero risposto positivamente a queste iniziative, i moderati iraniani avrebbero guadagnato forza per resistere meglio agli estremisti. "Il rifiuto americano ha indebolito i riformisti e rafforzato i falchi a Teheran," conclude.
L'influenza del lobby israeliano
La conversazione tocca poi il ruolo del lobby israeliano negli Stati Uniti. Hunter osserva che, durante la presidenza Clinton, molti sostenitori di Israele sono stati nominati a posizioni chiave nella politica estera americana. "Personaggi come Martin Indyk hanno avuto un'influenza significativa," afferma.
Durante la presidenza di George W. Bush, i neoconservativi filo-israeliani hanno spinto per politiche aggressive, come l'invasione dell'Iraq nel 2003, con l'obiettivo successivo di attaccare l'Iran. "Israele ha sempre cercato di usare il potere degli Stati Uniti per eliminare i propri rivali," spiega Hunter. "Ora è il turno dell'Iran. Chissà chi sarà il prossimo."
La minaccia della frammentazione iraniana
Hunter affronta poi la possibilità che Israele cerchi di trasformare l'Iran in uno stato fallito, sfruttando le tensioni etniche e settarie. "Chi ha cercato di indebolire l'Iran ha sempre esagerato le sue differenze etniche e linguistiche," afferma. "Tuttavia, se gli Stati Uniti continuano a colpire l'Iran o cercano attivamente di dividerlo in mini-stati, l'unità territoriale e politica dell'Iran sarebbe seriamente minacciata."
Hunter menziona in particolare gli sforzi di Turchia e Azerbaigian per promuovere la secessione del così detto "Azerbaigian meridionale", la regione nord-occidentale dell'Iran con una significativa popolazione di lingua turca. "Israele ha coltivato relazioni strette con Baku proprio per sfruttare queste tensioni," afferma. "Tuttavia, la guerra U.S.A./Israele non è riuscita a scatenare nessuna rivolta azera contro Teheran. L'idea si è rivelata fallimentare."
Il ruolo della Russia
Infine, Hunter discute del ruolo della Russia nella regione. "Mosca ha attivamente lavorato contro la riconciliazione tra Stati Uniti e Iran," afferma. "La Russia vede un Iran forte e indipendente come una minaccia per i propri interessi nel Caucaso e in Asia centrale."
La conversazione con Shireen Tahmaseeb Hunter offre uno sguardo approfondito sulle complesse dinamiche geopolitiche che caratterizzano la situazione attuale tra Iran e Israele. Le sue analisi mettono in luce come le scelte politiche passate abbiano contribuito a creare la situazione attuale e come le tensioni etniche e settarie possano essere strumentalizzate per destabilizzare ulteriormente la regione.
Il contesto storico e le radici del conflitto
Il conflitto attuale tra Stati Uniti, Israele e Iran non è un evento isolato, ma il culmine di un percorso iniziato 47 anni fa. Nonostante rare aperture di dialogo, come la cooperazione in Afghanistan post-Taliban nel 2002 o l'accordo nucleare del 2015, la relazione tra le due nazioni è rimasta ostile. La domanda centrale è: quali sono i principali fattori che hanno portato a questa escalation?
L'autonomia strategica dell'Iran
L'Iran ha sempre avuto un ruolo di buffer tra le grandi potenze. Durante la Guerra Fredda, era un alleato degli Stati Uniti, ma dopo la rivoluzione islamica del 1979, la situazione è cambiata. Nonostante le dichiarazioni, la Repubblica Islamica non ha rotto definitivamente con questo schema. Esistono ancora simpatizzanti di potenze straniere all'interno dell'Iran, con divisioni tra chi preferisce la Russia e chi il Occidente.
Le relazioni con le grandi potenze
La Russia ha un interesse strategico nel mantenere l'Iran debole e dipendente. Mosca vede un Iran forte e indipendente come una minaccia per i propri interessi nel Caucaso e in Asia centrale. La Russia ha attivamente lavorato contro la riconciliazione tra Stati Uniti e Iran, cercando di mantenere l'Iran come un alleato strategico.
Il ruolo di Israele e il lobby pro-Israele
Israele ha sempre cercato di usare il potere degli Stati Uniti per eliminare i propri rivali. Durante la presidenza di George W. Bush, i neoconservatori filo-israeliani hanno spinto per politiche aggressive, come l'invasione dell'Iraq nel 2003, con l'obiettivo successivo di attaccare l'Iran. La lobby pro-Israele ha avuto un'influenza significativa nella politica estera degli Stati Uniti, spingendo per una soluzione militare del "problema iraniano".
La minaccia della frammentazione iraniana
Israele e altri attori regionali hanno cercato di sfruttare le tensioni etniche e settarie per destabilizzare l'Iran. Tuttavia, questi sforzi non sono riusciti a scatenare nessuna rivolta significativa contro il governo di Teheran. L'idea di dividere l'Iran in mini-stati si è rivelata fallimentare.
Le prospettive future
Per approfondire ulteriormente, si possono consultare i seguenti link:
- Israel
- Iran
- Russia
- Saudi Arabia
- Iran’s history
- Relations with South Caucasus and Central Asia
- The Great Powers, and Iran's Social and Political Evolution: A Memoir
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