Le elezioni israeliane del 2026: un referendum su ottobre 2023 e le sfide regionali
La sorprendente alleanza tra gli ex primi ministri israeliani Naftali Bennett e Yair Lapid in primavera ha segnato l'inizio di una campagna elettorale che si preannuncia accesa in vista delle elezioni israeliane previste per ottobre 2026. Questo appuntamento politico si svolge in un contesto regionale profondamente trasformato dopo il 7 ottobre 2023, offrendo a Israele una stretta finestra di opportunità per rivedere la propria strategia e ampliare la partecipazione agli Accordi di Abramo.
Un sistema politico sotto pressione
Israele affronta questa campagna elettorale con una miscela inedita di successi militari e fragilità politica. La fiducia del pubblico nel governo è in costante calo da ottobre 2023: a fine 2025, solo un quarto degli israeliani esprimeva ancora fiducia nelle istituzioni. Al contrario, tre quarti della popolazione sostenevano la creazione di una commissione d'inchiesta sui fallimenti legati all'attacco di Hamas. Sebbene il primo ministro Benjamin Netanyahu sia riuscito a evitare elezioni anticipate facendo approvare il bilancio all'inizio del 2025, la sua coalizione è sotto crescente pressione politica e pubblica.
I recenti sondaggi indicano che il partito Likud di Netanyahu otterrebbe circa 24 seggi nella Knesset, contro i 32 attuali. La coalizione di governo è ben al di sotto della soglia di maggioranza di 61 seggi, segnalando un crescente desiderio di cambiamento. Bennett, che ha guidato un governo di unità nel 2021-2022, emerge come uno dei principali sfidanti di Netanyahu. La sua apertura al dialogo con gli alleati regionali e le sue relazioni con i leader del Golfo lo rendono un potenziale candidato per guidare un nuovo esecutivo.
La normalizzazione in stallo
Gli Accordi di Abramo sono entrati in una fase di stasi quasi totale dalla fine del 2023, quando la guerra nella Striscia di Gaza ha radicalmente cambiato l'equilibrio del Medio Oriente. Il conflitto ha alimentato un'ondata di indignazione nel mondo arabo, portando il sostegno alle relazioni con Israele a livelli minimi. Sebbene un cessate il fuoco sia attualmente in vigore, la situazione a Gaza rimane politicamente irrisolta, con Hamas ancora al potere.
La coordinazione di sicurezza tra Israele e i suoi partner regionali continua, ma i funzionari dei paesi firmatari degli Accordi di Abramo hanno espresso crescente insoddisfazione per le politiche israeliane in Cisgiordania. L'ambasciatrice degli Emirati Arabi Uniti Lana Zaki Nusseibeh ha avvertito che le azioni israeliane rischiano di minare "la visione e lo spirito" degli Accordi di Abramo.
Anche l'atteggiamento dell'Arabia Saudita è cambiato. Prima del 7 ottobre 2023, Riyad avanzava con cautela verso la normalizzazione, con il principe ereditario Mohammed bin Salman che dichiarava: "Ogni giorno ci avviciniamo di più". Tuttavia, di fronte all'indignazione regionale e all'opinione pubblica negativa, la leadership saudita ha riposizionato la questione palestinese al centro della sua politica regionale. A fine 2024, bin Salman ha dichiarato che il regno "non stabilirà relazioni diplomatiche con Israele" senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente.
Le priorità per un nuovo governo
In questo contesto, qualsiasi nuovo governo israeliano dovrebbe adottare quattro priorità politiche per ristabilire lo slancio degli Accordi di Abramo:
- Ristabilire la credibilità con i partner del Golfo: Israele deve dimostrare di essere un partner affidabile, non un ostacolo. Questo implica sospendere i progetti di annessione della Cisgiordania, rafforzare le misure contro la violenza dei coloni e evitare azioni che potrebbero destabilizzare ulteriormente la situazione.
- Approfondire la coordinazione con Washington: Il prossimo gabinetto israeliano dovrebbe collaborare con gli Stati Uniti per istituzionalizzare gli Accordi di Abramo come quadro regionale a lungo termine.
- Promuovere la partecipazione di nuovi membri: La creazione di un direttorio degli Accordi di Abramo, coordinato congiuntamente con gli Stati Uniti, potrebbe sostenere lo slancio oltre i cicli politici.
- Rafforzare la cooperazione economica: Sviluppare progetti infrastrutturali e energetici congiunti potrebbe creare un interesse condiviso che trascenda le divisioni politiche.
Le elezioni del 2026 si configurano quindi come un referendum sul 7 ottobre 2023, con implicazioni sia per il futuro interno di Israele che per la sua postura regionale. La possibilità di un cambiamento politico è sempre più concreta, e le scelte del prossimo governo potrebbero determinare il successo o il fallimento degli Accordi di Abramo in un Medio Oriente profondamente trasformato.
Il contesto economico e sociale: sfide interne per Israele
Le elezioni del 2026 non si limiteranno a decidere il futuro degli Accordi di Abramo, ma dovranno affrontare anche le crescenti sfide interne che stanno mettendo a dura prova la società israeliana. L'economia, già provata dal conflitto in corso, mostra segni di rallentamento, con un aumento della disoccupazione e un calo degli investimenti esteri. Il governo attuale ha dovuto affrontare proteste di massa contro le politiche di riforma giudiziaria, che hanno esacerbato le divisioni interne e creato una crisi istituzionale senza precedenti. La società israeliana è sempre più polarizzata, con tensioni crescenti tra laici e religiosi, ebrei e arabi israeliani. Il conflitto in Gaza ha accentuato queste divisioni, con critiche crescenti alla gestione della sicurezza e alle politiche nei territori occupati. Un nuovo governo dovrà trovare il modo di riconciliare queste fazioni opposte, un compito che si preannuncia estremamente difficile.Il ruolo degli Stati Uniti e la pressione internazionale
Gli Stati Uniti rimangono un attore chiave nel futuro politico di Israele. L'amministrazione Biden ha espresso preoccupazione per la deriva autoritaria del governo Netanyahu e ha invitato a un cambiamento di rotta. Tuttavia, il Congresso rimane diviso, con una forte minoranza di sostenitori incondizionati di Israele che potrebbero limitare la capacità dell'amministrazione di esercitare pressioni. L'Unione Europea, nel frattempo, ha iniziato a considerare misure più incisive contro le politiche israeliane nei territori occupati. Un rapporto recente del Parlamento Europeo ha suggerito di rivedere gli accordi commerciali preferenziali se non verranno fatti progressi significativi verso una soluzione a due Stati. Questa pressione internazionale potrebbe influenzare significativamente le scelte del prossimo governo israeliano.Le prospettive per gli Accordi di Abramo
Nonostante le attuali difficoltà, gli Accordi di Abramo rimangono un elemento chiave per la sicurezza e la stabilità regionale. La creazione di un direttorio congiunto, come suggerito, potrebbe offrire un forum per affrontare le divergenze e promuovere la cooperazione economica. Progetti infrastrutturali condivisi, come il gasdotto arabo-israeliano, potrebbero creare interessi comuni che trascendono le divisioni politiche. Tuttavia, il successo di tali iniziative dipenderà dalla capacità di Israele di dimostrare un impegno concreto verso la pace e la stabilità. Senza progressi significativi nella questione palestinese, è probabile che gli Accordi di Abramo rimangano in una fase di stallo, con nuovi membri come l'Indonesia e il Sudan che esitano a unirsi.Scenari elettorali e possibili esiti
Le prossime elezioni potrebbero vedere l'emergere di diverse coalizioni. Un governo guidato da Bennett o Lapid potrebbe adottare un approccio più moderato, cercando di riavviare i colloqui con i palestinesi e migliorare le relazioni con i partner del Golfo. Tuttavia, la frammentazione del panorama politico potrebbe rendere difficile la formazione di una coalizione stabile. Un altro scenario possibile è un governo di unità nazionale, che includa sia partiti di destra che di sinistra. Questo potrebbe offrire una certa stabilità, ma rischierebbe di essere paralizzato dalle divisioni interne. In ogni caso, le elezioni del 2026 saranno un momento cruciale per il futuro di Israele, con implicazioni che si estenderanno ben oltre i confini del paese. Le elezioni israeliane del 2026 rappresentano un crocevia storico. Il nuovo governo dovrà affrontare sfide interne complesse, gestire le pressioni internazionali e trovare il modo di riavviare il processo di pace con i palestinesi. Il successo o il fallimento di questa missione avrà ripercussioni non solo per Israele, ma per l'intera regione. In un Medio Oriente già profondamente trasformato dal conflitto in Gaza, le scelte politiche dei prossimi mesi potrebbero determinare il futuro della stabilità regionale per anni a venire.Nota Editoriale e Disclaimer
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